CRITICA

LA STAMPA SUI FILM

Alessandro Grande con i suoi lavori ha vinto circa 200 premi, tra i quali il David di Donatello 2018. I suoi film sono stati acclamati dalle maggiori riviste nazionali e internazionali. Ha ottenuto inoltre più di 300 selezioni ufficiali nei maggiori festival internazionali, molti nel circuito degli Oscar Academy.

REGINA

Un esordio promettente

La Stampa

Sfacciato e acquatico

Corriere della Sera

Un dramma teso e delicato, un esordio già maturo e personale, intimo e attento

Ciak

Una ventata d'aria fresca nel panorama italiano

Movieplayer

Davvero un bel film

Il Giornale

In Italia sta sorgendo un nuovo Cinema

Cinematografo.it

Costruito con delicatezza e ambientato in una Calabria inedita

Taxi Drivers

Bello. Ginevra Francesconi una sorpresa

FilmTV

Una storia che arriva al cuore e che rappresenta uno dei migliori esordi italiani degli ultimi anni

Il Sussidiario

Un esordio da ricordare

Cinemaitaliano.info

Regina segna l'ottimo esordio di Alessandro Grande

Anonima Cinefili

Uno sguardo cinematografico ben preciso, ben calibrato, un uso della macchina da presa che mostra una maturità registica, una mano sicura, nonostante Grande sia alla prima prova nel lungometraggio

Paola Abenevoli, giornalista e critica cinematografica

Un'ottima prova di padronanza della materia filmica e della capacità di toccare corde molto intime con sensibilità e originalità nella messa in scena

Silenzio in sala

Noir che si inserisce in una costruzione più articolata volta all'analisi delle dinamiche sociali e delle difficoltà nell'essere genitori e figli oggi, l'opera prima di Alessandro Grande ha il pregio di cercarsi territori propri e inesplorati e di non adagiarsi sugli stereotipi di molto cinema adolescenziale

Madmass

Un dramma che sa di vero, intenso, che riesce ad infondere profondità tramite una storia pervasa di denso spessore. Realistico ed emozionante. Una pellicola da vedere, che può toccare corde sensibili negli occhi di chi guarda

News Cinema

Un film diverso dai compagni italiani e lontano da tutti quei stereotipi e cliché

Metropolitan Magazine

Grande firma un dramma famigliare e thriller esistenziale che segue con coerenza e sensibilità azioni e reazioni

Movie Trainer

Una struggente pellicola sul conflitto generazionale, ottimamente interpretata

World Magazine

Un'opera prima solida impreziosita da un'incredibilmente brava Ginevra Francesconi

CineFacts

Un dramma non scontato, più psicologico che d'azione

NonSoloCinema

Ben recitato, misurato e sobrio, scevro da qualsiasi ombra di retorica e didascalismo

FilmsOnLine

BISMILLAH

Alessandro Grande sembra aver fatto sua la lezione del Maestro del neorealismo Vittorio De Sica

Ciak Magazine

Delicato e incisivo, uno sguardo potente e toccante sulla crisi migratoria in Europa

HuffPost

Un tenero racconto che riesce a tratteggiare in maniera delicata e pudica, ma allo stesso tempo commovente e pulsante, il coraggio e il dolore di Samira

Best Movie

Bismillah riesce in pochi minuti ad entrare nel cuore e nella mente

MyMovies

Una sensibilità diversa e più intensa, per ricordarci che ci può essere una luce in fondo al tunnel. Questo cortometraggio merita un'ampia circolazione nelle sale e nei festival

Cinemaitaliano.info

Questi 14 minuti diventano universali come una riga di Čechov, universali come il canto religioso che la sorellina intona per proteggere il fratello e non sentirsi sola. Bravo Alessandro Grande a lasciar che si depositi gentilmente dentro di noi per invocare, di questi tempi, anche la clemenza umana

Il Venerdì di Repubblica

MARGERITA

Speriamo di vedere in tv Margerita di Alessandro Grande. Un'opera intensa e poetica, dove la potenza della musica supera le barriere linguistiche, sociali, razziali. Lavoro di pregio

La Stampa, Alessandra Comazzi

Anche alla sua seconda prova Alessandro Grande si conferma Autore con la A maiuscola, scrivendo e poi dirigendo una storia a tutto tondo che affascina e commuove. Un breve, ma intenso vero film, da vedere e rivedere. Una microstoria che si fa metafora della nostra vita quotidiana

Fabrizio Natalini, critico cinematografico e docente universitario

Margerita, come già In my prison, sorprende lo spettatore mettendolo di fronte alla scoperta dei propri pregiudizi più inconsci. E svelandogli con grande poesia la concretezza di un'alternativa possibile, in presenza di storie di degrado ed emarginazione il cui epilogo sembrerebbe tragicamente inevitabile. Storie che emozionano, complice qui anche la forza evocativa della musica, per la potenza di tutta quella bellezza che spesso si nasconde dove non avremmo pensato di trovarla

Ornella Sgroi, giornalista e critica Cinematografo RAI 1

Margerita di Alessandro Grande ha il pregio di riuscire a mantenersi perfettamente in bilico tra un realismo che trasuda dai volti e dai luoghi raccontati, e la favola, leggera e dolce come le note di uno Stradivari

Antonio Capellupo, giornalista e critico per Cinemaitaliano.info

Margerita si svolge con un ritmo ben calibrato, privilegiando l'allusivo rispetto all'esplicito. Il finale è sorprendente e commovente. Si avverte un'ispirazione poetica e il suo contenuto antirazzista emerge compiutamente. È bello che ad avvicinare due mondi diversi sia la musica, e che a fare da tramite sia il cinema

Bruno Torri, critico cinematografico e docente universitario

Un occhio giovane e attento alle tematiche sociali, una finestra poetica sull'attualità, così Alessandro Grande racconta storie di vita. In my prison e Margerita sono due favole moderne raccontate come pochi cineasti saprebbero fare in questo momento

Mariagrazia Londrino, giornalista

IN MY PRISON

In my prison è un piccolo film che merita attenzione. Per l'idea, innanzitutto. E per l'originalità narrativa con cui il regista l'ha resa per immagini in soli sei minuti. C'è grande ispirazione, dietro ad una regia impreziosita da un intenso accompagnamento musicale

Ornella Sgroi, giornalista e critica Cinematografo RAI 1

Con pochi mezzi e molto talento, Alessandro Grande ha realizzato un cortometraggio avvincente, interamente basato sulle sue qualità da regista

Steve Della Casa, critico cinematografico

Se il valore di un corto lo si misura dalla capacità di osare, In my prison è un ottimo lavoro: rivela sincerità narrativa, abilità di messa in scena e un nascente talento registico

Fabrizio Accatino, critico cinematografico

Un cortometraggio di finzione che sceglie uno sguardo alternativo per raccontare lo stato di detenzione. È solo l'ultimo di una serie di corti di un giovane regista che, già trionfatore in numerosi festival, sembrerebbe già pronto per la direzione di un'opera prima

Antonio Capellupo, critico e giornalista per Cinemaitaliano.info